bonobo/distance in static

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bonobo/distance in static
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In questa recensione mi sono servito di Claude Sonnet 5 come agente di supporto nella ricerca.


Il giocare tra “Distance”, termine che include necessariamente un passaggio, un’azione, un viaggio, e “Static” che ha il duplice significato di immobilità temporale ma anche di interferenza audio o visiva, la dice lunga sull’ultimo lavoro, l’ottavo in studio, di Simon Green in arte Bonobo.

Pubblicato sempre dalla Ninja Tune, etichetta indipendente nata nel 1990 da Matt Black e Jonathan More, i Coldcut, duo dirimente nella musica elettronica inglese di fine anni Ottanta, Distance in Static è un disco di passaggio. «La fine di un’era», l’ha definito lo stesso Steve ad Apple Music.

Nelle intenzioni dell’artista e producer, infatti, il suo futuro lo vedrà impegnato in micro progetti e in un diverso modo di maneggiare la musica (vedremo come evolverà).

L’allontanamento dalla sua elettronica rassicurante lo si nota nelle 14 tracce del disco dalla scelta delle collaborazioni, tutte al femminile, polistrumentiste e cantanti di spessore, Arooj Aftab, Joy Crookes, Nilüfer Yanya, Ichiko Aoba, Nicole Miglis, Aanya Martin e Kanako Yamamoto.

Un disco dove l’elettronica, dall’house al trip-hop, dal nu-jazz al downbeat, sua cifra sonora, si fonde con una World Music (il Distance del titolo?) particolarissima. Il brano più intenso nato da questa fusione è Fire on the Water con la pachistana Arooj Aftab, che canta in urdu. Quello più spontaneo e vivace, Always on Your Side, in coppia con la giovane cantautrice inglese Joy Crookes. Preparatevi, cinquanta minuti di buona musica.


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