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Nella storia del blues moderno ci sono comete che brillano con un’intensità bruciante prima di spegnersi troppo presto. John Campbell (1952–1993) è stato esattamente questo: un chitarrista e cantautore texano capace di fondere la tradizione arcaica del Delta blues con un’energia ruvida, ipnotica e venata di fascinosi ed inquietanti elementi “voodoo”.
Nato a Shreveport, Louisiana, e cresciuto in Texas, Campbell si innamorò della chitarra in giovanissima età. La sua vita cambiò drasticamente a soli 16 anni a causa di un terribile incidente in motoslitta: le gravissime ferite al volto richiesero centinaia di punti di sutura e gli lasciarono cicatrici profonde, ma quell’evento, dice la leggenda, segnò anche la sua totale devozione alla musica.
Trascorse gli anni ’70 e ’80 da vero nomade del blues, suonando per strada, nei club e nei bar tra il Texas, New Orleans e New York, affinando uno stile unico prima di attirare l’attenzione delle grandi etichette discografiche – almeno quando le Etichette, degne della maiuscola, gironzolavano ancora alla ricerca di roba buona…

RESOFONICA E VOODOO
Una delle sue caratteristiche principali è senza alcun dubbio il groove ossessivo: la sua mano destra martellava ritmi percussivi e ipnotici, influenzati dai maestri del Delta come Lightnin’ Hopkins e Mississippi Fred McDowell, ma in maniera originalissima e molto tecnica, di quelle tecniche piacevolmente naturali e non pregne di inutili barocchismi secchioni…
Altra caratteristica già citata sono le atmosfere voodoo: I suoi testi e il suo sound erano impregnati di sciamanesimo, folklore del Sud degli Stati Uniti, magia nera e sofferenza personale.
GLI ALBUM DELLA CONSACRAZIONE
Sebbene avesse inciso un album indipendente negli anni Ottanta (A Street Called Straight), la consacrazione arrivò con la firma per la Elektra Records nei primi anni ’90 con:
- One Believer (1991): un album potente che lo fece conoscere alla critica internazionale, contenente brani evocativi come World of Trouble e la title track.
- Howlin’ Mercy (1993): Considerato il suo capolavoro, un disco ancora più cupo e d’impatto dove spiccano brani come Down in the Hole (oso l’inosabile: una cover di Waits più bella dell’originale, impresa che era riuscita in precedenza solo a Joe Cocker coi Beatles) e la sua viscerale interpretazione di Voodoo Cadillac.
UNA VITA TROPPO BREVE…
Purtroppo, proprio mentre la sua carriera era in piena ascesa e stava conquistando il pubblico europeo e americano, John Campbell morì nel sonno nel giugno del 1993 a soli 41 anni, a causa di un attacco cardiaco. Oggi resta un artista di culto: un interprete autentico che ha saputo rievocare lo spirito più viscerale e oscuro del blues, proiettandolo con forza nell’epoca moderna. Un Maestro destinato a rimanere a cavallo tra una splendida meteora e un irraggiungibile mentore per molti musicisti successivi.
Da segnalare, pubblicato postumo e bellissimo 2 meter sesssion, rimasto inspiegabilmente nel cassetto fino al presente 2026. Questa uscita, ripeto splendida e meritevole di ascolto, acquisto ecc…, ce lo fa sentire vivo e presente.
E, visto il tipo, non è detto che non lo sia…
PER RICORDARLO
Qui il concerto che John Campbell tenne il 31 marzo 1993 allo Shocking di Milano


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