cantautori: il giradischi di MAgoni e ottolini

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cantautori: il giradischi di MAgoni e ottolini
Petra Magoni e Mauro Ottolini – Foto Michele Giotto
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È la terza volta che vado ad ascoltare il progetto sul cantautorato italiano ideato da Petra Magoni e Mauro Ottolini con Thomas Sinigaglia alla fisarmonica e Marco Bianchi alla chitarra. L’occasione è stata venerdì scorso, 28 agosto, concerto d’apertura del Cittadella Jazz, manifestazione arrivata felicemente alla sesta edizione, quest’anno allungata a cinque giorni, fino al primo settembre. 

Il mitico “Otto” e Petra sono due figure di spicco della musica italiana colta. Anticonformisti, una vita votata alla musica e alla continua ricerca di un’arte non banale o scontata ma capace sempre di stupire e lasciare il segno, da un paio d’anni stanno portando avanti il loro Gira Dischi , un viaggio inusuale nella musica cantautorale italiana di tutti i tempi. La prima volta li ho sentiti a Bergamo, un primordiale assaggio, nato in sordina per testare il pubblico, operazione riuscita e promossa, quindi al Blue Note di Milano alcuni mesi fa, concerto finito in un’apoteosi di applausi con cori in sale e danze. 

A Cittadella, complice un temporale dell’ultima ora che ha spostato il concerto dalla piazza Pierobon al Teatro Sociale, un piccolo gioiello di inizio Ottocento da 300 posti, praticamente tutti occupati, il pubblico è entrato nel mood dei musicisti che non si sono limitati solo a suonare ma anche a coinvolgere i presenti in siparietti spontanei utili ad avvicinare gli ascoltatori alla musica – vedi la richiesta della Magoni di un paio di occhiali da lettura perché i suoi si erano rotti dopo la prima canzone, o la storia ironica della Scuola di Jazz di Zocca, paese di Vasco Rossi, jazzista della prima ora dove i due si sarebbero laureati in jazz, o ancora la fusione di due classici della musica italiana come Generale di Francesco De Gregori e Un’avventura di Lucio Battisti, messe in fila in scaletta proprio per giocare sulla similitudine del giro armonico.

Detto ciò veniamo alla musica. É sta un’esibizione di sostanza. La bravura innata di Petra, con la sua proverbiale estensione vocale, gli effetti canori fatti senza l’aiuto della tecnologia, frutto evidente di studi approfonditi, l’uso del trombone di Ottolini sempre non invadente ma determinante, le prodezze virtuosistiche di Marco Bianchi alla chitarra classica e Thomas Sinigaglia alla fisarmonica, con i rispettivi strumenti usati anche come base ritmica, hanno dimostrato un quartetto molto amalgamato, di spessore, con un buon interplay.

Quello che è emerso è la felicità contagiante nel riproporre pezzi che hanno fatto la storia del cantautorato italiano. Scelta non banale iniziare con L’Impotenza di Giorgio Gaber, proseguire con Morire per delle idee di De Andrè, brano scritto da Georges Brassens e tradotto da Faber, per poi spostarsi su un intermezzo gioioso con La Voglia la Pazzia (Se ela quisesse l’originale brasiliano), brano scritto da Vinícius de Moraes e trasportato dalla stesso artista in italiano con Ornella Vanoni alla voce e Toquinho alla chitarra, canzone contenuta in quella meraviglia di album del 1976 intitolato La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria.

In scaletta c’è posto pure per dei monumenti sonori come Azzurro, uno degli inni italiani per eccellenza scritto da Paolo Conte e Vito Pallavicini e inciso da Adriano Celentano, o Quando di Pino Daniele o, ancora, Con il nastro rosa di Battisti e il Pescatore di De Andrè, sempre affrontati non con la mera idea della riproduzione fedele ma con arrangiamenti intelligenti e la voce di Petra che tutto può. Indimenticabili, per chiudere, la struggente Io che amo solo te di Sergio Endrigo e Canzone di Notte n. 2 di Francesco Guccini, brano quanto mai attuale di questi tempi. 

Le foto sono di Michele Giotto


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