live/ fresu-morelli fra puglia e sardegna

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live/ fresu-morelli fra puglia e sardegna


Se vi trovate a Torino il 2 ottobre, nella sala Polifunzionale della Piazza dei Mestieri (via Jacopo Durandi 13), alle 21, vi consiglio di andare ad ascoltare il concerto di Paolo Fresu e Nico Morelli. Tromba e flicorno per Paolo, pianoforte per Nico. Tra i tanti progetti dell’inarrestabile Fresu c’è anche questo sodalizio che dura da oltre trent’anni con il pianista salentino, parigino d’adozione.

«Dopo anni che suoniamo insieme il nostro progetto è andato sempre più affinandosi», mi spiega Nico Morelli «Venendo da due regioni del Sud l’idea è quella di rivalutare e riscoprire le musiche popolari del Meridione italiano e reinterpretarle a modo nostro modo. Così è nato Fra Puglia e Sardegna». Nico è una vecchia e gradita conoscenza di Musicabile. Sono anni che studia e lavora sulla musica popolare salentina. Lo scorso anno ha pubblicato per la Tǔk Music di Fresu un disco che mi ha colpito molto e di cui vi avevo parlato in queste pagine, dal titolo Let me Play, Let me Pray.

Un progetto che è nelle vostre corde da sempre…

«Va nella direzione che sto affrontando ormai da un po’ di anni, quella della rivalutazione della musica folk del Sud. In questo caso mischiamo un po’ le due radici, le due nature differenti. Paolo porta dei brani della cultura sarda, io qualcosa dalla Puglia e li rivisitiamo insieme».

Folk con… improvvisazione!

«Certo. C’è tanta improvvisazione. Utilizziamo le melodie come pretesti, e poi intorno a quelle costruiamo gli arrangiamenti, che sono anche in tempo reale. Ci affidiamo alla nostra sensibilità del momento. È l’aspetto bello e rischioso allo stesso tempo di questo progetto». 

Conoscendovi, ci sarà sicuramente dell’elettronica! 

«Certo!».

Molti puristi storcono ancora il naso quando parli di jazz ed elettronica…

«Mentre me lo chiedevi mi è venuto in mente un album di Lucio Battisti, il primo senza Mogol, dal titolo E già (1982, ndr). Lì c’è stato un cambio di passo nella musica di Battisti, c’era parecchia elettronica, e mi ricordo le perplessità dei critici musicali dell’epoca rispetto al suo esperimento. Per come la penso io, la musica è tutto un esperimento. Voglio essere sempre curioso di immaginare che la musica può cambiare, può addirittura essere interessante anche là dove rifà pedissequamente qualcosa che è già stato fatto, forse anche meglio di chi l’ha creata prima».

Per esempio?

«Pensa a Charlie Parker, oggi ci sono dei sassofonisti che suonano ancora più veloce, sono più virtuosi e incredibili… va benissimo! Anche quello è un tentativo di stare nella tradizione portando qualcosa in più. Il fatto di chiudermi in un’idea e rimanere sigillato in quella cosa, mi annoia molto. Ritorno a Charlie Parker: quando suonava non c’erano tutte queste macchine. Oggi ci sono, la tecnologia progredisce ed entra anche nella musica, mi sembra un percorso naturale. È la mia opinione, sono fatto così!».

Il discorso non fa una piega!

«E poi, posso dirlo? Io mi diverto e poi per me è anche una sfida quando suono da solo. Durante il concerto, a un certo punto, oltre a suonare il pianoforte, mi devo occupare anche di interagire con la loop station. Per me è divertente, oltre a essere un rischio, perché mi fa sempre degli scherzi! C’è sempre qualche sorpresa con la tecnologia, a volte sono improvvisate imbarazzanti. Un po’ di adrenalina mi fa bene, come si dice: se non c’è il rischio nella musica, non c’è neanche emozione. E per me è importante, mi dà la sensazione che la musica che faccio è viva, non una ripetizione esatta e precisa di qualcosa che esiste nella storia!».

NOTA Da oggi, 26 settembre, è possibile prenotare il concerto, a ingresso libero ma con prenotazione obbligatoria a questo indirizzo. Trovate tutte le indicazioni nella nostra mappa dei concerti.


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