mpb, nuova vita alla musica popolare brasiliana

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mpb, nuova vita alla musica popolare brasiliana

una premessa necessaria

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Una volta scelti gli artisti di cui leggerete in questa pagina, per la ricerca su produzioni è stata usato Claude Sonnet 5, (anche per la ricerca storia sul Tropicalismo) mentre per raccogliere video su dichiarazioni di Zé Ibarra è stato usato Gemini 3.8 Flash. Tutto è stato controllato e rivisto dallo scrivente, possibili errori inclusi.

Sono passati 68 anni da quando in Brasile uscì un disco che avrebbe rivoluzionato la musica brasiliana, allora in auge con la Bossa Nova. Si intitolava Tropicália: ou Panis et Circenses. Un lavoro collettivo che vedeva insieme Caetano Veloso, Gilberto Gil, Gal Costa, la band degli Os Mutantes (Arnaldo Baptista, Rita Lee e Sérgio Dias), Tom Zé, Nara Leão e il compositore-arrangiatore Rogério Duprat. Quel lavoro ebbe il convinto sostegno del poeta-paroliere Torquato Neto e l’influenza intellettuale del critico e poeta concretista Décio Pignatari. (Ascoltare la mitica Baby, di Caetano e Gal Costa).

Tre anni prima, nel 1965, era nata un’etichetta discografica dal nome MPB, Música Popular Brasileira, creata per i Festival de Música Popular Brasileira dalla TV Record che ha pubblicato il meglio della musica brasileira di allora, Bossa Nova, Caetano, Gil, Chico Buarque e via elencando. Questo acronimo è diventato contemporaneamente il simbolo di una certa musica che ha assunto non solo un nuovo valore artistico ma anche uno politico, grazie proprio al Tropicalismo. Nel 1964 avevano preso il potere i militari, una delle tante trucide dittature dell’America Latina foraggiate dagli Stati Uniti. Il Tropicalismo per i militari era un pericolo, musica troppo sovversiva. Nel 1968 Caetano e Gil furono arrestati e poi costretti all’esilio a Londra. Nel 1969 Chico Buraque scelse di autoesiliarsi in Italia… 

Il Tropicalismo, dunque, era entrato di diritto nella MPB – non senza frizioni con i puristi che mal sopportavano le chitarre elettriche, le distorsioni psichedeliche, considerate frutto di un’invasione americana nella pulizia della Bossa – seguendo la teoria antropofagista del poeta Oswald De Andrade sulle cui fondamenta era nato il movimento (divorare l’influenza straniera e restituirla trasformata in qualcosa di autenticamente brasiliano). Che aveva coinvolto anche le altre arti come il cinema, vedi Glauber Rocha e il Cinema Novo, il teatro con Zé Celso, le arti visive con Hélio Oiticica. Quest’ultimo nel 1967 aveva presentato al Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro l’installazione Tropicália, parte di una mostra collettiva battezzata Nova Objetividade Brasileira. Oiticica aveva ricreato l’atmosfera architettonica spontanea delle favelas di Rio de Janeiro con piante autoctone, tessuti e materiali poveri, persino con autentici pappagalli. Fu proprio questa esposizione che ispirò Caetano Veloso nella composizione di Tropicália.

Vengo al dunque: se il Tropicalismo, allora lontano da ciò che la MPB significava, è stato assorbito nella Música Popular Brasileira al punto di diventarne la punta di diamante, oggi sta accadendo la stessa cosa a parti invertite. L’MPB classicamente intesa ha dei nuovi “sabotatori” che stanno ridando vita a questo genere dopo un ventennio di tentennamenti, dove l’MPB è stata surclassata dal funk brasileiro e dal rap, generi che hanno spostato le lancette della musica verso una spersonalizzazione dell’identità brasiliana come era tradizionalmente intesa. A un’attenta analisi il Brasile musicale sta vivendo un rinnovato antropofagismo: la nuova MPB sta assorbendo ed elaborando quei generi così dissonanti creando, ancora una volta, dopo quasi sessant’anni, una nuova MPB altrettanto effervescente e interessante.


Le nuove voci della MPB

Di artisti MPB vi ho parlato in vari post, come ad esempio in questo. Oggi vi presento cinque giovani, che senza ombra di smentita, possiamo definire i nuovi e più interessanti esponenti della Música Popular Brasileira 2026. In questa rosa, ci sono quelli che dichiaratamente perseguono il filone “classico”, pur con nuove genialità, e gli altri che invece cercano commistioni di generi per far nascere un qualcosa di nuovo. Sono musicisti che ci mettono tecnica, cuore e testa.

Zé Ibarra 

Carioca, classe 1996 ha iniziato a comporre, come ha dichiarato lui stesso in un’intervista dello scorso anno alla brasiliana Tv Cultura, dopo aver ascoltato Cais di Milton Nascimento. Cresciuto nella band Dônica, è stato chiamato dal suo idolo a suonare nel suo tour di addio alle scene, A Última Sessão de Música. Ibarra ha cantato anche con altri due esponenti della MPB, Gal Costa (Meu bem meu mal) e con Ney Matogrosso (Rosa de Hiroshima). Il suo primo disco, Marquês 256, pubblicato nel 2023, lo ha registrato in presa diretta sulla tromba delle scale del palazzo dove è cresciuto, nella rua Marquês al civico 256, a Rio, solo chitarra e voce. Ascoltatelo qui sotto.

Il suo secondo album, AFIM, del 2025, è un lavoro composito, dove ci sono composizioni sue (Transe) e di altri autori (Morena, per esempio, è di Tom Veloso, figlio di Caetano e suo compagno nella band Dônica), attraversato da jazz, rock progressivo e pop. Per l’arrangiamento degli archi in Transe e Essa confusão c’è nientemeno che Jaques Morelembaum, violoncellista e arrangiatore di Tom Jobim e Caetano. Un disco complesso, costruito per stratificazioni. Qui la MPB viene utilizzata come materiale grezzo per un un affresco sonoro davvero interessante.

Gabriel Milliet 

Paulistano, polistrumentista, studi classici al Conservatorio di São Paulo, studi jazzistici all’Università di Campinas e sei anni in Olanda per praticare composizione per il cinema al Conservatorio di Amsterdam (CvA), Milliet ha pubblicato un solo album da solista, nel 2023, dal titolo Um, dopo un lungo percorso musicale come turnista (flauto traverso e sax) per artisti come O Terno, Sessa e Luiza Lian e la militanza in due band dell’underground paulistano, Memórias de um Caramujo (ascoltate Alice) e i Grand Bazaar (ascoltate O tesoro do gran Marajá). Il suo suono richiama apertamente la MPB più classica, eppure il modo in cui costruisce le sue melodie lo rende sorprendentemente fresco. In lui c’è discrezione, lavora per sottrazione, dimostra rigore compositivo e una scrittura testuale diretta e non ridondante. Basta ascoltare la bellissima O sol e o mar per capire la poetica di questo artista poco convenzionale e ricco di sostanza. Qui sotto, sempre da Um, Silêncio Brutal:

Gilsons

Una band di famiglia, e che famiglia! José, Francisco e João, sono rispettivamente figlio e nipoti di Gilberto Gil. Un “supergruppo” che non fa il verso al grande capo tribù, ma che cerca di portare la sua eredità musicale andando oltre il muro tradizionale della Música Popular Brasileira, incorporando i suoni delle periferie di oggi. Samba, certamente, ma anche funk, rap, afoxé, musica elettronica. Un’operazione “antropofagica” a tutti gli effetti, perseguita con la legittimità di chi porta quel cognome così importante e può permettersi di rompere le convenzioni. Due i dischi in studio, Pra Gente Acordar (2022) e Eu Vejo Luz Em Maior Proporção Do Que Eu Vejo A Escuridão, dieci tracce per un album uscito quest’anno dopo un periodo segnato dal lutto per la scomparsa di Preta Gil, madre di Francisco e figlia di Gilberto. A differenza del primo lavoro, qui i Gilsons si sono aperti alle collaborazioni: Arnaldo Antunes, Narcizinho, Julia Mestre, la polistrumentista gambiana Sona Jobarteh, Caetano, Moreno e Tom Veloso. Il disco segna anche un’evoluzione sonora verso texture elettroniche più marcate, mantenendo però l’impronta di MPB made in Bahia. Il 15 luglio scorso, si sono esibiti, unica tappa italiana del tour mondiale, a Villa Arconati a Bollate (Milano), insieme con i Selton, altra band brasiliana naturalizzata italiana che può essere inserita di diritto nella nuova MPB. Il loro brano più rappresentativo? Probabilmente – almeno per me – proprio Minha Flor, incisa con Caetano e i di lui figli Moreno e Tom e pubblicata nell’ultimo lavoro…

Mari Froes

Dopo vari Ep e singoli (ha iniziato a pubblicare su YouTube giovanissima), Mari Froes, artista autodidatta, ha dato alle stampe il suo primo album in studio il 31 luglio scorso. Si intitola Esquina do Sol, 12 brani per 37 minuti d’ascolto. Ventiquattro anni è, assieme a Pedro Mizutani, l’artista che sta spingendo la MPB nel mondo digitale e social. Pop come genere dominante, pur restando sempre nelle sonorità dipinte dai colori della MPB, ascoltate Coco Caramelo, vanta oltre 100 milioni di visualizzazioni su YouTube e una voce con un timbro grave e vellutato altamente riconoscibile, un punto a favore non da poco. A tratti ricorda Marisa Monte (artista che seguo da sempre) nel suo procedere vocale, il resto è farina del suo sacco. Qui Reza Braba:

Pedro Mizutani 

Carioca, classe 2002, autodidatta, ha iniziato ad apparire sui social durante la pandemia. Grazie alle sue performance è stato notato dall’etichetta indipendente francese Nice Guys Records, con la quale ha pubblicato i suoi primi tre Ep Aperana (2023), Pensando Baixo (2024), realizzato con il producer britannico Skinshape, presente anche nel terzo, Mostrando os Dentes (2025) con il chiaro intento di far dialogare la Bossa Nova con il lo-fi e l’indie internazionale (ascoltate Deixar). Grazie a questo album è finito condiviso nelle stories di Bad Bunny, ricevendo ovviamente una formidabile presentazione internazionale. Il primo album è arrivato quest’anno, sempre via Nice Guys, con un titolo che è il manifesto di questa nuova corrente MPB: NOVA BOSSA: Aquele Abraço Aos ratos vivos. Il termine Bossa Nova viene invertito, per dimostrare sì l’attaccamento alle radici musicali del Brasile colto ma con elementi di novità inseriti nella musica e anche nei testi. Quel particolare abbraccio ai “ratos vivos” i topi vivi (così i carioca definiscono in slang coloro che vivono per strada a Rio e si arrangiano facendo qualsiasi cosa) è un’ulteriore distinzione dalla Bossa e dall’MPB tradizionale: Mizutani si considera un “rato vivo”, la sua scrittura non è poetica ma diretta, senza metafore, calata nella realtà di un giovane carioca alle prese con una città difficile, dura, che non concede nulla. Potremmo definirla un’estetica da sopravvivenza urbana. Ascoltate qui sotto Colchão:


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