Venus Ship, i pirati del jazz: esce Impossible Escape

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Venus Ship, i pirati del jazz: esce Impossible Escape
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Ho usato Claude Opus 5.5 per la ricerca storica sulla vicenda del Venus Ship e di Charlotte Badger. Il resto è frutto della chiacchierata fatta con Ugo Moroni


PREFAZIONE


Sydney, 1806. Venus, un brigantino mercantile a due vele salpa dal porto della città diretto alle colonie oltre lo stretto di Bass, la Tasmania, allora conosciuta come Terra di Van Diemen, con un carico sostanzioso di viveri in vista dell’inverno. A bordo ci sono anche alcuni passeggeri, cosa comune al tempo, tra cui Charlotte Badger, giovane donna condannata in Inghilterra per un furto irrisorio, scampata alla pena di morte e deportata in Australia, dove era arrivata nel 1801. Quello che doveva essere un viaggio tranquillo per il brigantino e i pochi passeggeri a bordo si trasforma in un incubo. Un ammutinamento di parte dell’equipaggio cambia le sorti del Venus. La storia narra che la donna – che viaggiava con un bimbo piccolo al seguito – fu lasciata in un villaggio Maori e il brigantino continuò a navigare rapendo donne maori per rivenderle ad altre tribù. La leggenda, iniziata forse per un errore, visto che il suo nome appare sulla Sydney Gazette del 20 luglio 1806 insieme a quello degli ammutinati, e montata negli anni, ha fatto diventare Charlotte, con un certo orgoglio patriottico, la prima piratessa d’Australia: sul Sydney Morning Herald nel 1937 un articolo la trasformò nella capa della rivolta che caccia a frustate il capitano della Venus…


UN COLLETTIVO VENUTO DALL’UNDERGROUND


Perché vi sto citando questo pezzo di storia minore dell’Australia? Perché il mito e la rotta del Venus Ship sta rivivendo nel nome e nelle intenzioni leggendarie di un collettivo di musicisti bolognesi. Sono tutti diplomati al conservatorio, la maggior parte viene dal jazz uno, il flautista, dalla classica, dunque possono permettersi di suonare senza incappare in eventuali barriere tecniche nell’esecuzione. Virtuosi, ma con giudizio! Con una lunga gavetta alle spalle, artisti underground, aperti alla conoscenza e alle sfide! La moderna Venus Ship, è stata varata pochi anni fa da questa raffinata “ciurma”, capitanata da Ugo Moroni, 42 anni, chitarrista, compositore e arrangiatore. La band (ci suonano tre generazioni di musicisti) è una delle fortunate sorprese musicali di questo periodo, purtroppo, come scrivo spesso, barbaramente semplificato. «Ci siamo ispirati a quella nave e alla figura della piratessa, per noi simbolo di libertà creativa», racconta Ugo a Musicabile. E di creatività, a partire dal nome, questo gruppo ne ha da vendere. I due lavori pubblicati dall’etichetta bolognese Irma Records, Underground Foxes (nel 2024) e Impossible Escape, uscito il 25 settembre scorso, sono da ascoltare attentamente.


qual è LA VENUS-SOFIA? 

I Venus, infatti, costruiscono progetti che non hanno solo un forte senso musicale, ma anche una rigorosa attenzione al sociale, spunti di riflessione utili a leggere il presente rifacendosi a nomi soprattutto “scomodi” e a eventi che hanno cambiato la sorte di molti luoghi nel mondo. Negli anni Settanta si sarebbe chiamata musica impegnata. «Noi ci proviamo, bisogna vedere cosa ne pensa chi ci ascolta! Siamo aperti alla contestazione e alla messa in discussione sia dal punto di vista musicale sia da quello dei testi», racconta sempre Ugo. «Questa è la nostra narrativa».

Un collettivo che ha dei ruoli definiti. Continua il band leader: «Per esempio, io mi occupo della scrittura musicale, degli arrangiamenti e delle composizioni, Andrea Salvato, il flautista si occupa dei social, dato che li conosce molto bene, mentre Michele Murgioni è il nostro narratore e la mente che c’è dietro alla costruzione dell’immaginario. Ti faccio degli esempi: Tupac Amaru (brano contenuto nel primo disco, ndr) si ispira all’imperatore Inca che si scontrò con il nostro mondo occidentale colonialista (fu decapitato e nel 1572 , ndr), ma anche a un suo discendente, Tupac Amaru II (che fu brutalmente ucciso dalle autorità coloniali spagnole nel 1781, ndr). Proprio a quest’ultimo si sono ispirati i Tupamaros uruguaiani movimento di guerriglia attivo tra gli anni Sessanta e Settanta e i Montoneros argentini (attivi dal 1970 ai primi anni Ottanta) entrambi movimenti di liberazione nazionale dai rispettivi regimi autoritari. Raccontiamo di lotte varie nel mondo». 


IMPOSSIBLE ESCAPE, l’idea


Continua Ugo: «Il disco si ispira a due fatti di cronaca e a due personaggi. Da un lato un cortometraggio, Film (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1965, diretto da Alan Schneider con Buster Keaton protagonista, ndr) su sceneggiatura, l’unica prodotta per il cinema, dello scrittore e drammaturgo Samuel Beckett, dall’altro L’evasione impossibile, libro scritto nel 1972 dal poeta e rivoluzionario Sante Notarnicola. Il corto riflette sul conflitto interiore, sulla ricerca di evasione, quindi mentre nel primo disco abbiamo parlato di figure come l’attivista Rosa Parks, in questo c’è il confronto con sé stessi, l’impossibile fuga dall’io. Il libro di Notarnicola è la sua autobiografia politica scritta quando stava scontando l’ergastolo per le rapine compiute quando militava nella banda Cavallero (assaltavano banche per finanziare la lotta armata, ndr). Sante ci piace come personaggio, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita, da persona libera, a Bologna». Di lui Erri De Luca ha scritto: “In un paese di evasori di tributi e regole, la sua è la figura del debitore che salda il suo conto fino all’ultimo spicciolo dei giorni”. «Aveva aperto un bar al Pratello (il Mutenye, ndr)», ricorda ancora Moroni. «Era una figura che incrociavamo spesso, e quindi ci è sembrato doveroso dedicare un pensiero a lui e alle sue lotte».


PERCHÉ È UN DISCO FUORI DAL CORO?

Veniamo a Impossible Escape, sei brani per 19 intensi minuti di ascolto. Una cavalcata libera tra jazz, swing, funk, hip hop, hard rock. Una fucina creativa tra legni, ottoni, organo Hammond, chitarre elettriche tirate alla Jimmy Page, insomma, un sabba che ti prende, ti fa vorticare in un genere impossibile da codificare, e per questo musica libera, altamente contagiosa. 

In Venus Against, trascinante brano hard rock/hip hop ci pensa il rapper Solomon B a evidenziare storture e carenze del sistema politico e sociale italiano, mentre in Impossible Escape è il flauto a improvvisare su un tempo funk. Ad ascoltare questo lavoro e il precedente Underground Foxes, ti viene in mente Gotcha del sassofonista Tom Scott, indimenticabile tema musicale della serie tv (allora si chiamavano telefilm!) Starsky & Hutch. Ugo concorda: «Di default l’idea parte proprio da lì. Poi chiaramente tutta la musica viene filtrata da un’unica penna, che è la mia, tranne per un brano, uscito dalla creatività di Daniele Marrone, bassista del gruppo e arrangiatore eccezionale».

Mentre in Dyonisus, pezzo che si rifà allo spirito dionisiaco di Nietzsche – e quindi per questo un po’ caotico – il clarinetto di Daniele D’Alessandro, ospite del collettivo, «una mente brillante, che ha interpretato perfettamente questa “polinnia del dionisiaco”» (parole di Ugo), si diverte a fare da voce narrante in questo ritmato, quanto apparentemente anarchico, dialogo tra legni e ottoni. Una piccola gemma che stupisce e ti riporta alle atmosfere anni Trenta del secolo scorso, tra acconciature improbabili delle signore e balli assatanati.


REGISTRATO IN PRESA DIRETTA

«Ci sono i video che lo testimoniano», mi spiega il band leader. «Questa sessione di registrazione è stata documentata per intero. Sono usciti i video di tutti i sei brani registrati in multicamera alla Associazione micro_BO, sala prove e studio di incisione di Bologna. Sono cinque ore e mezza effettive solo di riprese, poi c’è tutto il cablaggio, il montaggio. Il disco è stato registrato in un paio di giorni». Velocissimi! «Grazie alla chiarezza delle partiture – mi prendo un merito! – ma anche a alle qualità esecutive straordinarie dei musicisti che sono dei super professionisti». 

Quindi, come si dice, buona la prima! Avete lavorato come si faceva una volta… «Sì, tutti insieme nella stessa sala, i video documentano proprio questo. Abbiamo tirato tanto per risparmiare sulle spese dello studio, lo puoi fare però solo se sai suonare, anche perché poi i ritocchini in post produzione non si possono fare. Per alcuni pezzi abbiamo fatto solo una take, così è stato anche in Underground Foxes. Sicuramente non abbiamo superato le tre take per brano. Sono felice di questa band: oltre a essere amici, abbiamo tutti delle peculiarità musicali incredibili. Ovviamente in studio si arriva con diverse ore di prove sulle spalle, soprattutto perché i fiati hanno bisogno di segnarsi i respiri al di là della partitura codificata».


CHI SONO I VENUS SHIP?

Ugo Moroni – Band leader (chitarra, arrangiamenti, composizioni originali)

Andrea Salvato – Flauto e socialismo media manager

Marco Vecchio – Sassofono contralto

Federico Privitera -Tromba

Giuseppe La stella – Trombone

Michele Murgioni – Tuba e presentatore della band

Daniele Marrone – Basso elettrico

Michael Harding – Percussioni

Mattia Bassetti – Batteria


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